Standard & Poor’s: rating Italia

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Standard & Poor’s: rating Italia

L’agenzia Standard & Poor’s mantiene invariato il giudizio sull’Italia, lasciando il rating a BBB, con outlook negativo, evitando così un declassamento nella zona di non interesse per i grandi investitori (junk), che avrebbe portato tensioni sui Btp.

È possibile però un futuro ribasso, se nei prossimi tre anni il debito pubblico dell’Italia resterà invariato e se peggioreranno le condizioni di credito a causa di sostegno insufficiente da parte dell’Eurozona. Di contro, il rating potrebbe mantenersi stabile se, a seguito dei danni provocati da questa pandemia, il sistema bancario riuscisse a reggerne lo shock economico.

I dati parlano di previsione di disoccupazione oltre all’11% ed un deficit che salirà al 6,3% del PIL con un debito pubblico vicino al 153%. Si prevede che la maggior parte di questo debito sarà acquistato dalla Bce a seguito di diverse azioni sia vecchie che nuove. Tuttavia, se da un lato il debito pubblico è in aumento, quello privato è in diminuzione, ma, nonostante questo, Standard & Poor’s sottolinea che le attuali politiche dell’Eurozona non sono ottimali per un sostegno concreto al nostro Paese.

Altre agenzie, come Moody’s, ci classificano con un rating BAA3 (appena sopra la soglia dei junk)  mentre Fitch ci assegna BBB (2 punti sopra la soglia dei junk) come Standard & Poor’s. In merito a quest’ultima, il  suo giudizio era molto atteso e lo si é visto nei giorni scorsi quando i rendimenti italiani sono saliti e lo spread sul Bund è tornato vicino ai livelli di un mese prima.

Come dicevamo inizialmente, uscire dall’ interesse dei grandi investitori con un declassamento significherebbe cadere nell’inferno dei junk con pesanti conseguenze per tutte quelle società, finanziarie e non, che hanno residenza in Italia. Ma, per ora, siamo fuori pericolo.
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