Popolari Venete: lo scandalo delle operazioni “baciate”

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Popolari Venete: lo scandalo delle operazioni “baciate”

A Venezia la bomba giudiziaria è stata sganciata: nuove misure d’urgenza da parte del Tribunale di Venezia, nella sezione dedicata alle imprese, fanno sorgere altri punti a favore dei clienti – soci delle ex banche popolari venete relativamente alle operazioni, vietate dal codice civile (a parte casi limite), attraverso le quali la banca procedeva all’erogazione di finanziamenti ai clienti, i quali, contestualmente, acquistavano delle azioni dell’istituto: operazioni c.d. “baciate”. Il giudice Anna Maria Marra ha vietato alla Popolare di Vicenza la possibilità di rientrare da tutte quelle somme che erano state prestate ai clienti azionisti; in modo particolare il caso in esame, era quello di un imprenditore a cui erano stati concessi circa 900 mila Euro nel 2012 e di cui la banca aveva congelato il debito (cioè per il momento aveva evitato di chiedere la restituzione).

Con il medesimo provvedimento, il giudice tocca un altro tema molto importante, relativo all’impossibilità, da parte di tantissimi azionisti, di vendere le loro azioni, a causa dell’ostruzionismo da parte della banca. Nel caso specifico, il cliente – socio aveva, per ben tre volte, richiesto una cessione dei titoli: la prima volta, per un controvalore di 750 mila Euro nel settembre del 2013; la seconda l’anno dopo; ed infine la terza volta nell’ottobre 2014. In tutti e tre i casi, le sue richieste furono inevase dalla banca, senza spiegazioni a riguardo. Addirittura, la Popolare di Vicenza rinnovò nuovamente l’affidamento fino al 31/12/2015, pur introducendo condizioni peggiorative. Il giudice Marra, a riguardo, interviene in modo molto deciso, sottolineando come il ricorrente possa chiedere un risarcimento danni, laddove la banca eviti di dare le corrette giustificazioni ai suoi comportamenti.

Nel caso in questione, il cliente – socio aveva provato più volte a vendere le azioni il cui valore nominale era di 62 Euro ognuna, mentre ad oggi la medesima azione vale solo 10 centesimi. Il crollo è stato enorme, come enorme è stato il pregiudizio per il cliente, il quale, a parere insindacabile del giudice, ha pieno diritto ad ottenere un risarcimento danni. Viene spontaneo notare che, se lo stesso contenzioso fosse aperto da tutti i clienti che si sono trovati in una situazione analoga, si darebbe il via ad un numero elevato di cause.

Tale provvedimento si è rilevato di un’importanza strategica, tanto che l’avvocato Roberto Limitone, dello studio padovano Legalitax, ha costituito un team di specialisti da dedicare ai clienti veneti impegnati in cause civili contro la Banca Popolare di Vicenza. Lo stesso Limitone sottolinea come la pronuncia del giudice Marra vada a confermare un precedente provvedimento di aprile, rafforzandolo dal punto di vista della tutela di eventuali ritardi.  A conti fatti, tale provvedimento vieta alla banca la possibilità di chiedere che le somme prestate per acquistare le proprie azioni, vengano pagate violando l’articolo 2358 del codice civile.

In conclusione, Limitone sottolinea la precisa responsabilità della banca, nel caso in cui, senza dare spiegazioni, eviti di procedere agli ordini di cessione delle azioni, richieste dai clienti.

2016-07-08T18:37:00+02:0008.07.2016|Tag: , , , |
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