Popolare di Vincenza: lo Stato italiano sarà l’azionista principale

//Popolare di Vincenza: lo Stato italiano sarà l’azionista principale

Popolare di Vincenza: lo Stato italiano sarà l’azionista principale

L’avvocato Alessandro De Nicola ha rilasciato un comunicato in cui afferma che, molto probabilmente, l’azionista di riferimento della Banca Popolare di Vicenza diventerà, entro l’autunno, lo Stato italiano, al posto di Atlante che attualmente riveste tale posizione. Inoltre, se tutto va come da previsione, l’istituto sarà fuso con la Veneto Banca e la quota in mano allo Stato diventerà pari al 70%, il fondo Quaestio avrà il 20/25 % e la restante minima parte sarà lasciata ai soci.

Le trattative per la fusione sono in corso e si è alla ricerca di una soluzione che possa soddisfare tutte le parti coinvolte: le due banche, la Dg Comp della Commissione europea, la Bce e i tecnici del Tesoro, ma il problema principale rimane il fatto che gli istituti in questione sono due e il piano di fusione è complesso.

La riuscita dell’operazione è subordinata al capital plan: Popolare di Vicenza e Veneto Banca hanno predisposto alcune proposte riguardanti la ripresa degli affari, la riduzione dei costi e soprattutto il controllo dei 18,7 miliardi di crediti deteriorati lordi.

La documentazione è ora in fase di verifica da parte della Bce e dalla Commissione europea e, se il risultato delle analisi fosse positivo, il prossimo passo sarebbe l’aumento del capitale a carico dello Stato e degli obbligazionisti con la conversione dei subordinati.

I prezzi e le modalità a cui verranno smaltiti gli Npl non sono ancora stati stabiliti e nemmeno è stato previsto a quanto ammonterà l’erosione dei 3,9 miliardi di patrimonio netto da cui dovranno essere detratte le svalutazioni sui crediti deteriorati. Rispetto ai valori delle sofferenze, la situazione è già migliorata, anche se i valori restano ancora più elevati di quelli praticati mediamente sul mercato. In compenso, è stato previsto all’interno del programma la cessione di alcune partecipazioni, che andranno ad aggiungersi alla vendita del 6% di Cattolica e del 25,5% di Consulia: tutti i proventi andranno ad attenuare l’impatto sul patrimonio delle cartolarizzazioni.

Certamente una parte dei 2,5 miliardi immessi da Quaestio negli aumenti dello scorso anno sarà cancellata, ma resteranno comunque i 940 milioni anticipati a dicembre, i quali garantiranno una quota minima di almeno 12 – 13% per Atlante 1; mentre Atlante 2 avrà invece il compito di gestire gli Npl, per un investimento complessivo stimato in 600 – 700 milioni.

In ogni caso, si tratta di previsioni che potranno essere confermate solo con l’approvazione definitiva da parte di Bce e Commissione.

[Click qui per aprire/abbassare la chat]