Le scelte per l’emergenza adottate dalla Bce funzionano

//Le scelte per l’emergenza adottate dalla Bce funzionano

Le scelte per l’emergenza adottate dalla Bce funzionano

La Banca Centrale Europea ha dichiarato, per bocca della Presidente Christine Lagarde, di essere a buon punto rispetto agli obiettivi che si era posta in questa prima fase di contrasto all’emergenza economica scaturita dal diffondersi della pandemia e dell’inevitabile lockdown.

Ovviamente non tutto è tornato alla situazione pre-Covid 19, ma la stabilizzazione dei mercati ha sensibilmente ridotto il rischio di una frammentazione finanziaria all’interno dell’Eurozona.
In sostanza i provvedimenti adottati dalla BCE risultano efficaci ed adeguati, pur essendo stati utilizzati solo in parte, motivo per cui al momento si ritiene di non modificare né la politica monetaria, né la portata delle misure introdotte.

Il piano di acquisti pandemico, in un orizzonte temporale che arriva fino al 2022, sta spingendo verso l’alto tanto il Pil (di 1,3 punti percentuali), quanto l’inflazione (dello 0,8%).
Del pacchetto di 1.350 miliardi previsti per il solo Pepp, ne sono ad oggi stati utilizzati solo 360, ai quali però si aggiungono gli acquisti della seconda tranche di quantitative easing ed i prestiti alle banche delle cosiddette Tltro.

Gli obiettivi che ci si era posti con l’introduzione del Pepp erano sostanzialmente due: da una parte evitare, appunto, la frammentazione dell’eurozona e dall’altra sostenere la ripresa dopo la recessione scaturita dalle stringenti misure di contenimento.

Anche la risposta delle banche è stata positiva, traducendosi in un aumento della quantità di credito fornito alle imprese non finanziarie, anche se al momento si tratta di liquidità destinata a tamponare la situazione contingente e non a sostenere investimenti in ottica di crescita.

Ora è necessario evitare un cliff effect, ovvero un irrigidimento degli standard di concessione di credito nel prossimo futuro: le aziende di credito temono, infatti, che possano venir meno in maniera brusca, le garanzie statali sui prestiti alle imprese, mentre è indispensabile che ciò avvenga in modo lento e graduale (phasing out).
In tal caso si potrebbe avverare il temuto rischio di una lunga serie di fallimenti aziendali prima e bancari poi.

La Lagarde ha però ricordato come le aziende di credito, oggi siano patrimonialmente molto più solide rispetto alla crisi del 2008 e quindi più equipaggiate per affrontare la situazione attuale.
La politica monetaria della BCE (che richiede tempi lunghi per apprezzarne gli effetti), dovrà quindi essere accompagnata da un’adeguata politica fiscale da parte dei Governi e dell’Unione, che dia segnali rassicuranti circa il fluire continuo e senza interruzioni del credito verso le imprese.
In questo senso, grande sostegno e grandi aspettative vengono riposte affinché le trattative in corso sul Recovery fund, portino ad un risultato positivo.

Dal canto suo la BCE, per evitare il suddetto cliff effect sul credito, utilizzerà la massima flessibilità ricorrendo ad eventuali investimenti asimmetrici, in modo da compensare gli spread tra i titoli di stato purché, alla fine del programma, il portafoglio di acquisti in ogni paese rifletta la rispettiva quota di capitale nella Banca Centrale (capital key).

Bisognerà insomma evitare con ogni mezzo quello che, già prima dello scoppio dell’epidemia, rappresentava un rischio di fondo per l’Unione monetaria, ovvero quello di una crescita a due velocità tra i singoli Paesi.

2020-10-14T11:49:27+02:0020.07.2020|Tag: , , , |