La crisi bancaria è europea

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La crisi bancaria è europea

Un recente studio pubblicato da Barclays parla del Portogallo e sottolinea la nuova crisi bancaria sistemica che il Paese sta affrontando, a causa dell’eccessivo debito e degli effetti ostili del post – Brexit.

Nello studio viene indicato che la crisi bancaria si è ormai ampliata a livello europeo, seppur con modalità e gravità diverse tra i vari stati, ed il punto focale per risolverla dovrebbe proprio essere ricercato a livello europeo, in quanto è solamente tramite un sistema bancario solido che possono essere sostenute le economie dei vari paesi.

Tutte le banche europee sono in sofferenza: In Italia e in Portogallo il problema maggiore riguarda i crediti in sofferenza, nei Paesi del Nord ed in Germania spaventano i derivati delle più grandi banche, senza poi contare gli enormi problemi che colpiscono le banche regionali tedesche. Insomma, evitare di preoccuparsi per la situazione dell’Italia, come avvenuto in passato, è un atteggiamento pericoloso, ma altrettanto sbagliato è evitare di notare che la crisi sta toccando molti Stati europei.

Il primo problema che riguarda un pò tutti i paesi europei è quello della redditività, causata dalla politica a tassi zero della Bce: il costo del denaro è stato praticamente annullato e questo ha portato una riduzione importante dei ricavi per le banche (che con il denaro lavorano e quindi guadagnano). Basti pensare che i 20 maggiori paesi europei, si sono visti ridurre pesantemente i ricavi derivanti dall’erogazione del credito negli ultimi anni, arrivando a perdere circa 276 miliardi. Tutto a causa della Bce.

Anche l’Italia, ovviamente, risente di queste problematiche, ma in generale, le banche sono state capaci di trovare altri modi per ottimizzare i ricavi, e cioè, le commissioni. Tramite uno studio di At Kearney, in Italia, le banche guadagnano circa 962 euro per ogni cliente, grazie alla propensione al risparmio degli italiani.

Il problema della redditività riguarda anche la struttura troppo articolata delle banche, con troppe filiali ed uffici, ed in questo anche l’Italia pecca innegabilmente. Ad ogni modo, sempre la At Kearney sottolinea come le banche italiane abbiamo un rapporto costi e ricavi al 56% inferiore alla media europea, a differenza delle banche tedesche, dove il rapporto è al 69%, o quelle austriache al 71%.

Un altro problema riguarda la bassa redditività, che aggrava soprattutto i problemi di quei Paesi che hanno subito una più forte recessione: Cipro e Grecia hanno crediti inesigibili pari a circa il 35/40% dei crediti totali, l’Irlanda con il 21,5%, l’Italia con il 16,7%, il Portogallo con il 16,3%. In altri Paesi questo problema è meno presente, come in Germania, dove i crediti inesigibili sono pari ad appena il 3,4%, o la Francia in cui sono al 4,3%, o la Finlandia che arriva addirittura al 1,7%. Detto questo, appare evidente che l’Italia, come anche il Portogallo, necessiti di importanti aumenti di capitale.

Se in Italia il problema riguarda i crediti erogati a famiglie ed imprese, in Germania le maggiori difficoltà riguardano i c.d. “titoli tossici”, cioè quelli a cui nessuno riesce a dare valore perché non hanno mercato, cioè, le banche hanno assegnato a loro un valore ipotetico, dato da delle simulazioni, che non è però un valore reale. Deutsche Bank e Commerzbank hanno titoli invalutabili ed illiquidi per un ammontare pari, rispettivamente, al 51,3% ed al 23,4% del loro patrimonio netto tangibile.  Quindi, se dovessimo simulare che tali titoli valgono la metà, anche i colossi bancari tedeschi avrebbero necessità di un aumento di capitale. Stessa situazione si conta per le banche svizzere e francesi, mentre è una realtà quasi del tutto sconosciuta in Italia.

Altro problema con cui la Germania deve fare i conti sono le Landesbanken, le banche locali, che secondo le stime hanno già ottenuto 123 miliardi di aiuti pubblici, che però non sono bastati. Questo vuol dire che se le banche italiane vivono una situazione di crisi, anche per  gli altri istituti europei la situazione è problematica ed ignorarla sarebbe un errore dalle conseguenze devastanti.

2017-10-19T09:46:02+02:0029.07.2016|Tag: , , , , |
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