La Bce conferma tassi e QE

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La Bce conferma tassi e QE

La prima conferenza stampa di Christine Lagarde (che notoriamente è una politica e non un’economista) alla guida della BCE, ha rappresentato un deciso cambiamento sia nella modalità di comunicare della Banca Centrale Europea, sia nella definizione del suo ruolo, assumendosi sempre più compiti prettamente politici che non le sono appropriati.

La Lagarde ha infatti ribadito l’importanza dell’indipendenza dell’autorità di Francoforte, aggiungendo però che non vede <niente di sbagliato> nel fatto che ministri, parlamentari e banchieri centrali <siano d’accordo nel fare gli sforzi possibili per raggiungere i loro rispettivi obiettivi>.

Questa dichiarazione appare piuttosto ambigua: l’indipendenza della BCE serve proprio a garantire che la politica monetaria possa andare in una direzione opposta alla politica fiscale dei singoli Stati membri, soprattutto in quelle situazioni in cui quest’ultima, condizionata da ragioni elettorali, può essere allentata e prendere derive inflazionistiche.

La Lagarde ha poi fatto un clamoroso scivolone (che Draghi avrebbe certamente saputo evitare), quando ha espresso la propria opinione su un tema strettamente politico come l’Esm e l’Unione Bancaria, schierandosi dalla parte del ministro delle Finanze tedesco Scholz, definito addirittura “collega”.

Sta assumendo caratteristiche molto politiche anche la revisione strategica avviata dalla Banca Centrale Europea: un processo che durerà un anno coinvolgendo, oltre che il mondo accademico, anche i membri del Parlamento Europeo e della società civile, peraltro senza aver definito confini precisi.

Tale revisione, inoltre, non riguarderà solamente l’obiettivo della stabilità dei prezzi, ma prenderà in esame anche altri grandi temi quali la tecnologia, il cambiamento climatico e la disuguaglianza.

Questa possibile “invasione di campo” in temi tipicamente politici, porterebbe ad una pericolosa sovrapposizione fra politica monetaria e politica fiscale, senza però che quest’ultima sia democraticamente votata, come pretende ogni sistema liberal-democratico che si rispetti.

Così come accade negli Stati Uniti, il ruolo della Banca Centrale dev’essere ben definito: intervenire e vigilare sulla stabilità dei prezzi entro margini di manovra molto stretti e ben definiti.

Un ultimo aspetto lascia qualche perplessità: la neo presidente Lagarde ha rivendicato il diritto di usare linguaggi diversi con pubblici diversi.

Ciò può rappresentare però un problema molto serio, in quanto la politica monetaria richiede per sua natura un linguaggio molto tecnico e rigoroso, un vero e proprio codice preciso indispensabile per evitare ogni ambiguità, come invece troppo spesso accade nel linguaggio comune ed in quello politico.

Essere fraintesa dai mercati, potrebbe portare a reazioni sbagliate e dannose da parte degli stessi.