Il paradosso dei mutui negativi

//Il paradosso dei mutui negativi

Il paradosso dei mutui negativi

In Danimarca sono realtà da 4 anni. Stiamo parlando dei mutui a tassi negativi, quelli in cui il debitore percepisce un interesse sulle somme che ha richiesto, interesse che viene quindi stornato dalla rata mensile. All’inizio i mutui erano partiti con tassi positivi, ma si sono poi ritrovati negativi per via del tasso interbancario che si abbassava sempre di più. Ora alcuni istituti iniziano a venderli già da subito come mutui sottozero.

Un esempio è il mutuo a tasso fisso -0,5% lanciato lo scorso agosto dalla Jiske Bank, la terza banca danese. Il mondo si è ribaltato: con i tassi negativi infatti, si pagano gli interessi sui depositi di importo elevato (come accadrà a breve in Svizzera), mentre si percepiscono interessi su denaro richiesto. 

Anche in Italia ci siamo quasi, parlando di prestiti ipotecari a tasso variabile. L’indice seguito è infatti quello dell’Euribor, che continua a scendere dal 2015. Addirittura entro dicembre 2020 scenderà fino al -0,55%. Questo perché la BCE l’anno prossimo taglierà ancora i tassi deposito, portandoli al -0,6%. Questo significa che chi ha un mutuo in essere che prevede uno spread dello 0,5%, qualora gli venga sottratto l’Euribor (come dovrebbe essere), si ritroverebbe un tasso negativo. Danimarca docet. Ma qui in Italia scatterebbe un blocco giuridico per impedire l’accredito degli interessi.

L’ABF (Arbitro Bancario Finanziario) è, infatti, stato chiaro: l’art. 1813 del codice civile dice che il mutuo è un contratto mediante il quale la somma da restituire dev’essere di pari quantità o superiore alla somma prestata, motivo per cui, anche con il parametro di indicizzazione che porta il tasso di interesse sottozero, risulta impossibile corrispondere interessi al debitore. Scartata quindi, per ora, la possibilità che un mutuo partito con tasso positivo si trasformi in negativo, ancora più difficile sarà che in futuro qualche banca parta già con tasso negativo. A testimoniare il poco “appeal” che suscita nelle banche il “prestito sottozero”, lo dimostra il 2015, anno in cui l’Euribor è diventato negativo, quando le banche hanno iniziato a includere nei contratti di mutuo Floor a loro favorev, aggiungendo la clausola che se lo stesso Euribor fosse diventato negativo, sarebbe valso come zero, e quindi non sottratto allo spread. Il Floor inserito risulta discutibile, in quanto appannaggio delle banche a discapito del cliente. Quello che è invece trascende ogni regola sulla Trasparenza è la decisione di alcuni istituti di credito, in contratti sprovvisti del suddetto Floor, di non sottrarre l’Euribor negativo allo spread, evitando ovviamente di comunicarlo al cliente. La Banca d’Italia è stata chiara, in merito: “ astenersi categoricamente dall’applicazione di clausole tasso minimo non pubblicizzate e non incluse nella trasparenza”.

[Click qui per aprire/abbassare la chat]