Fusione BPM e BANCO POPOLARE

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Fusione BPM e BANCO POPOLARE

E’ un colosso del credito quello che è destinato a nascere dalla fusione tra Banca Popolare di Milano e Banco Popolare, con attivi per oltre 170 miliardi di Euro, 2.500 sportelli con circa 25.000 dipendenti, 4 milioni di clienti ed una capitalizzazione complessiva da 5,5 miliardi di Euro.

Dopo il via libera informale della Vigilanza Bce e l’annuncio di un un protocollo di intesa, l’alleanza pare insomma davvero a un passo.

Con la fusione di queste due banche popolari si crea il terzo gruppo bancario, alle spalle di Intesa Sanpaolo e Unicredit. Le gambe principali poggeranno in Lombardia (dove il gruppo sarà primo operatore con una quota di mercato superiore al 15%), in Veneto (con quota superiore al 9%) e Piemonte (con quota superiore al 12%): tre regioni che insieme valgono quasi il 40% del Pil italiano. Bpm e Banco «hanno un territorio che è migliore della Germania», ha detto sabato scorso in assemblea l’ad del Banco Popolare, Pier Francesco Saviotti. L’aggregazione «è quello che ho sempre auspicato, ritenendo che la cosa migliore fosse un’alleanza lombardo-veneta», ha dichiarato nei giorni scorsi l’ad di Bpm, Giuseppe Castagna.

L’alleanza è destinata a generare sinergie lorde a regime stimate «preliminarmente», in 365 milioni annui, di cui 290 milioni da minori costi e e 75 milioni da maggiori ricavi. Il raggiungimento della situazione a regime è previsto entro il 2018.

Il Bpm-Banco del futuro avrà dalla sua una «solida» situazione patrimoniale, con una Cet1 ratio pro-forma fully loaded pari al 13,6% e phased-in pari al 13,7%, considerando l’aumento di capitale da un miliardo e senza considerare i benefici del previsto passaggio di Bpm ai modelli di rating interni e prima di ogni intervento di ottimizzazione. Solida anche la posizione di liquidità con un indice Lcr «ampiamente superiore al 100%».

Se si guarda al futuro colosso, per ampiezza di portafoglio, dimensione degli attivi e presenza sul territorio, Verona pesa più del doppio rispetto a Milano. Il gruppo scaligero può contare su 120 miliardi di Euro circa di attivi contro i 50 circa di Milano. A gestirli sono circa 17.000 dipendenti che si confrontano contro i 7.700 circa della banca lombarda. Il duello è nettamente a favore del Banco Popolare anche se la si guarda sotto il profilo dell’ampiezza della rete. La banca amministrata da Saviotti si sviluppa su 1.848 sportelli (comprensivi di Banca Aletti) sparsi in quasi 20 regioni italiane; gli sportelli del gruppo guidato da Giuseppe Castagna, circa 655, hanno una forte concentrazione soprattutto in Lombardia, Piemonte e Lazio.

I rapporti di forza si ribaltano se l’analisi si focalizza sulla qualità degli attivi. Milano ha sofferenze nette pari a 1,5 miliardi di Euro contro i 6,5 miliardi circa del Banco. Una migliore qualità, quella del credito di Pop. Milano, che si riflette anche in una minore richiesta di patrimonio di vigilanza da parte della Bce. Francoforte ha posto l’asticella del Cet 1 ratio al 9% contro il 9,55% degli scaligeri.  Senza contare che se Verona mostra un Cet 1 ratio simile a quello di Milano (12,4% contro 12,21% in termini fully phased), Milano come detto deve ancora vedersi validati i modelli interni di rating, che da soli valgono circa 100 punti in più di Cet1. Milano, insomma, alla luce del suo portafoglio crediti si vede riconoscere da Francoforte un maggior margine di manovra in termini di capitale. Non è forse neanche un caso che, se si guarda alla capitalizzazione di Borsa, oggi Bpm valga più di 2,9 miliardi di Euro contro i 2,47 miliardi del Banco.

2016-03-24T15:44:45+01:0024.03.2016|Tag: , , , , |
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