Effetto Brexit: le banche soffrono

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Effetto Brexit: le banche soffrono

I mercati finanziari del post- Brexit mostrano una crescente ondata di panico relativamente alla finanza ed al credito. La caduta della sterlina, i crolli delle Borse di tutto il mondo, la fuga continua dai titoli bancari, mostrano in modo evidente tale ondata di panico, che andrebbe fermata il prima possibile, per tutelare il futuro dell’UE.

La Bce si mostra fortemente preoccupata per la stabilità delle banche europee, soprattutto per quanto riguarda gli istituti italiani e portoghesi, rispetto ai quali l’attenzione è posta sull’eccesso di crediti inesigibili nei loro bilanci e il rischio di ulteriori ricapitalizzazioni. A destare ulteriore preoccupazione, ci pensano i listini azionari di tutta Europa, che contano dei cali tra il 25% e il 55% del valore di Borsa, dal dopo Brexit.

Rispetto alla situazione bancaria inglese, il centro di ricerca Adam Smith Institute sottolinea che relativamente agli stress test delle banche, se nel 2014 fossero stati applicati i parametri valutativi del 2015, molte banche avrebbero avuto un giudizio negativo.

Anche la Germania sta passando un momento difficile, tanto che la Deutsche Bank ha subito notevoli perdite e svalutazioni dall’inizio dell’anno. I dati ufficiali stimano una emissione di derivati per 75mila miliardi di euro, da parte dell’Istituto tedesco, pari circa a 20 volte il Pil interno, e nel suo bilancio sono presenti 32 miliardi di euro di derivati ad alto rischio. Gli esperti hanno stimato che un calo del 4% del valore degli attivi potrebbe azzerare il capitale della Germania. Oltretutto, relativamente alla situazione tedesca, sorge il problema relativo alle enormi quantità di titoli derivati, al momento posseduti, a cui è impossibile dare valore, perché sono assenti sui mercati e completamente diversi da altri prodotti simili; tale situazione di vantaggio, in cui la stessa banca fissa il valore da attribuire ai titoli, va a scontrarsi con le regole di Basilea 4 previste per il prossimo anno, che impongono dei modelli di valutazione del rischio uguali per tutte le banche europee.

A conti fatti, il panorama bancario europeo, si presenta ancora come incerto e rischioso, nonostante il controllo serrato della Bce e le manovre di Mario Draghi. Nel 2008, la Commissione, consapevole dei rischi legati alle stesse banche ha autorizzato ingenti aiuti da parte dello Stato. Per quanto riguarda le garanzia, gli aiuti si stimano intorno a 3800 miliardi di euro (29,8% del PIL dell’Europa del 2013).

Oggi che le condizioni di rischio sono nuovamente tornate alla ribalta, molti economisti sottolineano che, la possibilità di permettere interventi pubblici nelle banche dei paesi in difficoltà, sia una scelta che vada oltre il lato squisitamente tecnico ed abbia lo scopo di preservare la fiducia sulla sicurezza del risparmio. Troppo spesso però, sembra che le decisioni riguardo agli aiuti di Stato, siano dettate dalla discrezione di Bruxelles e Francoforte. A tale riguardo, molti riterrebbero utile utilizzare lo stesso meccanismo ad oggi in vigore in America: le crisi finanziarie sono gestite dalla Federal Reserve e dal Tesoro, due centri decisionali separati ed autonomi. A questo punto la domanda sorge spontanea: a Bruxelles, chi è che prende tali decisioni?

2016-07-05T14:16:58+02:0005.07.2016|Tag: , , , |