BCE: taglio dei tassi e QE da 20 miliardi al mese

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BCE: taglio dei tassi e QE da 20 miliardi al mese

La banca centrale europea ha modificato la forward guidance, tocca ora alla politica fiscale sostenere la domanda e aumentare i rendimenti. 

Scendono di un ulteriore 0,10%  i tassi sui depositi presso Bce, portandosi così al -0,50% rispetto al -0,40% precedente. L’autorità di Francoforte assicura che questi tassi rimarranno tali, o anche più bassi, finché l’inflazione si avvicinerà al 2%.

Fermi il tasso di riferimento ( a zero) e quello sulla marginal lending facility allo 0,25%. Inoltre, il quantitative easing messo a disposizione della Bce è pari a 20 miliardi al mese, a partire da novembre e fino al momento in cui si verificherà un rialzo dei tassi. C’è da aggiungere che le Tltro sono più convenienti e durature, infatti presentano tassi migliori e durano di più, da 2 a 3 anni, e cambieranno le modalità solo  per mantenere le attuali condizioni favorevoli per i prestiti bancari.

Altro aspetto da sottolineare è la Forward guidance che diventa chirurgica ma senza termini, fino a ieri infatti  i tassi  si sarebbero dovuti mantenere ai livelli attuali e  inferiori fino a metà 2020, ora sono stati cambiati con termini aperti. È aumentata la precisione della guidance.

Il quantitative easing si esaurirà quando l’inflazione si avvicinerà al 2% incidendo sulla dinamica dei prezzi. Le proiezioni attuali della Bce sono basse: l’inflazione media  prevista è infatti dell’1,2%, in flessione rispetto a giugno ( 1,3%). La causa può essere ricercata in un rallentamento della crescita.

Ricordiamo che le Tltro avranno una durata di 3 anni e non più di 2, mente solo in futuro si potranno ridurre i reinvestimenti di titoli in scadenza, alla fine di questo periodo di politica ultraespansiva che si annuncia parecchio lungo.

Nascono però delle incognite, infatti questa operazione lascia molti dubbi sulla sua efficacia e sui costi: il tiering  diminuisce infatti il peso sulle banche, ma al contempo resta la compressione dei rendimenti dei titoli di stato, la distorsione delle quotazioni e il forte effetto redistributivo a favore del settore finanziario.

Draghi ha battuto il tasto del monitoraggio: la Bce infatti monitora costantemente il rischio che i costi superino i benefici. In caso, vi sarà la correzione attraverso misure macroprudenziali. Rendimenti minimi e costi in rapida risalita fanno capire come mai la decisione non sia stata affatto facile. Proprio per questi dubbi alcuni consiglieri hanno proposto un rinvio delle decisioni, nonostante il Consiglio direttivo fosse unanime sulla necessità di agire. Draghi temeva le aspettative di inflazione ( che si stavano ancorando tra l’1% e l’1,5%, lontane dal 2%). In ogni caso la decisione è stata presa senza votare, il consenso si è rivelato infatti altissimo.

La palla passa alla politica fiscale, che prende la guida della politica economica con una decisione all’unanimità. Questo è un segnale chiaro del fatto che la politica monetaria abbia ormai raggiunto i suoi limiti. Solo i paesi con spazio fiscale dovranno quindi introdurre una politica espansiva. Con questo Draghi vuole far capire ai governi che la Bce non risolverà sempre i loro problemi correndo in loro aiuto in materia di politica economica.

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