Bce e Coronavirus

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Bce e Coronavirus

Tra le conseguenze economiche derivanti dalla pandemia da Coronavirus, sicuramente va annoverato il notevole incremento del rapporto debito/Pil di tutti gli Stati dell’Eurozona, in modo più marcato per i Paesi che già ante crisi risultavano molto indebitati. In questo scenario, non solo l’Italia e la Grecia rischiano dei pesanti declassamenti di rating, ma anche Spagna, Portogallo e Francia. Lo stesso, ovviamente, si verificherà anche per innumerevoli imprese, finanziarie e non.

La Banca Centrale Europea, che fino ad ora aveva sempre evitato investimenti dai rating “spazzatura” (ovvero quelli classati sotto la BBB-), ha annunciato che, rimuovendo alcuni paletti sui junk bond, temporaneamente accetterà, come garanzia per la liquidità fornita alle banche, anche titoli che fino al 7 aprile scorso erano classificati BBB-, ma che ora saranno declassati fino a due gradini sotto quel livello. Questa decisione, assunta in conference call dal Consiglio direttivo, ha valenza fino a settembre 2021 e potrà essere seguita da altre misure che possano assicurare la trasmissione della politica monetaria in tutta l’Eurozona.

Nel corso della pandemia è inevitabile che il debito pubblico salga per finanziare il necessario sostegno ad imprese, famiglie e posti di lavoro, ed è altrettanto ineluttabile che il Pil crolli facendo entrare l’economia globale in una fase di recessione. Le regole della BCE, al momento, prevedono ampi margini: per essere ammessi al QE ed al collaterale, è sufficiente avere un rating di investimento anche da una sola delle 4 principali agenzie di rating riconosciute.

La previsione della crescita del rapporto debito/Pil, in conseguenza della crisi Covid-19, coinvolge praticamente tutti i paesi europei, con stime incerte che vedrebbero passare l’Italia dal 137% al 150%; il Portogallo dal 120% al 140%; la Spagna, la Francia ed il Belgio da meno del 100% al 110%. Le agenzie di rating potrebbero tollerare rialzi in questi termini dell’Eurozona, solo se limitati temporalmente e a fronte di un sostegno della Bce attraverso la creazione di strumenti di debiti unitari a livello europeo; in mancanza di misure condivise, il declassamento dei rating sarebbe inevitabile.

Nell’ambito della Bce, i Paesi che attualmente sono classificati tra la tripla A e la A (ovvero Germania, Francia, Olanda, Spagna, Belgio, Austria, Finlandia e Irlanda) rischiano solo qualche vendita in più sul mercato, mentre rischiano maggiormente gli Stati come Italia e Portogallo che orbitano in area BBB e che con un declassamento potrebbero finire nella Sub-investment grade, con una maggior tensione dei mercati sullo spread. Ciò che potrebbe mettere al riparo i titoli italiani dalla speculazione straniera è il fatto che, a differenza di quanto avvenuto nella crisi del 2010-2011, tali titoli oggi sono detenuti per lo più dalla Banca d’Italia, dagli istituti bancari italiani e da tanti piccoli e grandi investitori italiani.

Per stabilizzare i mercati, quello di allargare la base dei titoli acquistabili nel Pepp, nel QE e nei collaterali è già un passo importante da parte della Bce, ma serve fare di più, ad esempio raddoppiando lo stanziamento per il Pepp lanciato a fine marzo, portando gli attuali 750 miliardi (che secondo le stime potrebbero venire prosciugati già entro ottobre) a 1.500 miliardi. In mancanza di questo annuncio il 30 aprile, i mercati potrebbero reagire manifestando una forte delusione.

In questo scenario di volatilità dei mercati, di spread dei titoli di Stato, di incognite legati all’evolversi del virus, di ingenti danni umani, sociali, sanitari ed economici, la Bce è chiamata ad un ruolo straordinario, soprattutto in assenza di misure forti ed unitarie europee come i coronabonds che consentano di condividere le spese e gli stimoli fiscali necessari.

2020-04-23T17:35:16+02:0023.04.2020|Tag: , , , , |
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