Accuse Consob e Bankitalia

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Accuse Consob e Bankitalia

Il DG di Consob, Angelo Apponi, afferma che la Banca d’Italia non aveva segnalato alla Consob i problemi di Veneto Banca in vista dell’aumento di capitale nel 2013 e, anzi, vedeva l’operazione come positiva per il raggiungimento degli obiettivi previsti per salvaguardare la liquidità e la solidità della banca.

La risposta da parte di Bankitalia è stata immediata: il Capo della Vigilanza, Carmelo Bargallo, afferma che nel 2013 la Banca aveva indicato che il prezzo di aumento di capitale di Veneto Banca era “incoerente con il contesto economico, vista la crisi in atto” e che questa indicazione avrebbe dovuto mettere in allerta Consob, che invece non ha chiesto neanche approfondimenti ulteriori; Apponi ribatte che Consob aveva ricevuto da Banca d’Italia delle informazioni inesatte ed incomplete al fine di valutare l’aumento di capitale di Veneto Banca.

Bargallo specifica che la Banca d’Italia non aveva inviato a Consob l’ispezione del 2008 su Popolare di Vicenza, la quale presentava problematiche nella formazione del prezzo delle azioni, perché all’epoca gli accordi sulle procedure da seguire non prevedevano l’invio di queste comunicazioni; inoltre, Bargallo specifica che Banca d’Italia effettua circa 250 ispezioni all’anno sugli istituti bancari e che, se dovesse inviare tutti i verbali ispettivi, si finirebbe per ingolfare la Consob.

Di diverso avviso è Apponi, secondo cui non è stata la Consob a dare l’autorizzazione per le obbligazioni della Popolare di Vicenza di settembre 2015 e della Veneto Banca di dicembre 2015, ma un’autorità di un altro paese europeo, come consentito dalla normativa per le banche non quotate e, in aggiunta, la Consob aveva chiesto più volte al Parlamento di anticiparle i poteri di vendita di prodotti complessi, richiesta sempre stata negata.

I membri della commissione d’inchiesta sulle banche hanno evidenziato che Bargallo ha il vantaggio di poter ascoltare, via streaming, le testimonianze di Apponi e quindi poter meglio ribattere al momento del confronto diretto tra i due; alcuni commissari hanno proposto di proibire a Bargallo di ascoltare, ma il Presidente Casini ha sottolineato che l’unico modo possibile sarebbe quello di procedere segretando i lavori, proposta bocciata dai commissari.

La commissione d’inchiesta aveva inizialmente pensato ad un confronto diretto fra Banca d’Italia e Consob, ma questo sarebbe possibile solo se ci fossero delle discordanze sugli scambi delle missive; invece, quello che è emerso dalle testimonianze individuali è che la divergenza sorge in merito alla condotta tenuta.

Ad oggi, comunque, non è ancora stata archiviata definitivamente la possibilità di un confronto diretto tra le parti.

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