20 Novembre 2018

Italia: spread sopra i 300

Mario Draghi lancia l’allarme: con spread sopra i 300, in Italia rischiano banche, famiglie e imprese. Durante la riunione del Consiglio direttivo a Francoforte, il presidente Draghi ha parlato dell’espansione dell’Eurozona confermando la crescita e la ripresa dell’inflazione, ma dall’altro lato ha indicato i punti deboli di alcuni paesi: l’andamento dell’industria dell’auto tedesca, la riduzione delle esportazioni, la Brexit e le tensioni commerciali.

Per quanto riguarda l’Italia il tema è monetario e quindi esula dalla competenza della Bce, anche se, come sottolinea il vice presidente della Commissione europea Dombrovskis, l’obiettivo è cercare un dialogo con il Governo italiano che consenta il rispetto delle regole stabilite a livello europeo. Secondo Draghi, finanziare i deficit dei vari paesi non è compito della Bce, bensì dell’Omt, il programma creato dalla Bce nel 2012 che prevede di comprare titoli di Stato dei singoli Paesi su loro richiesta, ma a patto che gli stessi decidano di sottoporsi ad un piano di riduzione del deficit in accordo con il Meccanismo europeo di stabilità.

Draghi ritiene che “in una situazione che ha già messo sotto stress il sistema bancario” la prima cosa da fare sia quella di “abbassare i toni ed evitare di mettere in discussione l’architettura dell’euro”; inoltre, ritiene fondamentale studiare dei programmi che riducano lo spread.

In generale le prospettive economiche future dei Paesi della zona euro sembrano in equilibrio, senza la presenza di fattori di rischio evidenti. Questa crescita sarà importante soprattutto per i Paesi con elevato debito pubblico, per i quali è fondamentale il rispetto del Patto di stabilità. Draghi ribadisce che è il mercato a stabilire il rischio di un Paese, sottolineando che nell’ultimo periodo sono stati acquistati bond italiani, preferendoli ai greci, ma che, nonostante questo, il differenziale tra i due Paesi è diminuito. Una volta terminato il Qe, lo spread di ogni paese verrà stabilito in base alle emissioni nette, cioè dalla frequenza ed entità di ricorso al debito.

L’obiettivo della Bce è tenere i tassi ai minimi storici almeno fino alla prossima estate e poi reinvestire il capitale rimborsato per un lungo periodo dopo la fine degli acquisti. C’è il dubbio che la situazione italiana possa ripetersi in altri paesi: in alcuni stati i tassi sono aumentati, anche se le motivazioni potrebbero essere le più varie e, in generale, sembra che i paesi della zona euro possano evitare situazioni in cui si vedano modificate le condizioni monetarie.

Una volta terminato il Qe, secondo Draghi, sarà comunque rispettato il capital key, con quote degli acquisti proporzionate ai vari paesi; lo stesso presidente sembra tranquillo anche del fatto che a gennaio, come accade ogni 5 anni, bisognerà rivedere le quote di capitale di ogni paese.

In merito agli strumenti da usare dopo la fine del Qe, si è ipotizzato che possano essere utilizzati gli Tltro, ossia le aste di liquidità a lungo termine finalizzate ai prestiti alle aziende.

Per quanto riguarda la crescita sembra che ci sia una ripresa, anche se i dati sono più deboli rispetto a quello che si sperava; mentre, per quanto riguarda l’inflazione la situazione è rimasta molto simile, anche se l’inflazione salariale sta aumentando.

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