19 luglio 2018

Fine Qe, ma tassi ancora bassi

Come più volte anticipato dalla Bce, il Qe (quantitative easing) terminerà nel 2018, ma, a differenza di quello che era stato ipotizzato, la fine della politica espansionistica non comporterà il rialzo dei tassi d’interesse che continueranno a restare bassi, almeno per il momento.

Sui tassi fissi le banche continuano ad applicare spread tra lo 0 e lo 0,1%, ed essendo proprio lo spread il parametro di margine delle banche stesse, questa decisione può significare, da un lato, che le banche considerano il mutuo come un “ponte” per arrivare ai clienti per poi vendergli altri prodotti e, dall’altro, che le banche pensano, in futuro, di acquistare il denaro a tassi più bassi rispetto ad oggi e quindi di tramutare la differenza in utile.

Per quanto riguarda i tassi variabili, solo un mese fa gli investitori ipotizzavano che l’Euribor a 3 mesi sarebbe a breve tornato sopra la soglia dell’1%, mentre ad oggi le stime sono cambiate e il tasso così elevato è previsto solo a partire dalla metà del 2019.

In ogni caso, i mutuatari possono stare tranquilli: il Qe è certamente un fattore restrittivo, ma allo stesso modo ci sono vari altri fattori che indicano l’andamento basso dei tassi, almeno per ora.

Secondo Crif, nel mese di giugno, dopo 15 mesi di calo, le richieste di mutuo sono cresciute del 3,6%.

L’unico dubbio rispetto al futuro rimane lo spread che gli istituti di credito decideranno di applicare.

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