22 marzo 2018

Federal Reserve aumenta i tassi d’interesse

Come preannunciato dai mercati, la Federal Reserve ha aumentato i tassi d’interesse all’1,50-1,75%, anche se, nonostante i rischi restino moderati, è rimasta scettica sulla situazione economica in generale: le attività hanno avuto una crescita contenuta e i consumi-investimenti delle famiglie sono rallentati rispetto alla fine del 2017.

Durante una conferenza stampa, Powell Jerome, presidente della Federal Reserve, ha spiegato che, sul futuro dell’andamento dei tassi ufficiali, i governatori si aspettano rialzi fino al 2-2,25% per il 2018 e fino al 2,75%-3% per il 2019, mentre, a partire dal 2020, si passerà, probabilmente, ad un orientamento più restrittivo. Tale stretta è collegata alle proiezioni di crescita del mercato: il Pil avrà un aumento del 2,7%, la disoccupazione potrebbe calare al 3,6% e l’inflazione collocarsi al 2% (l’economia è nel momento più florido degli ultimi 10 anni).

Powell ha inoltre precisato che, se da un lato la stretta proseguirà gradualmente, dall’altro è fondamentale iniziare ad aumentare i tassi per evitare bruschi cambiamenti. Riguardo al tema dell’inflazione, il presidente si è detto “sorpreso” del fatto che i prezzi siano rimasti invariati nonostante l’aumento dell’occupazione, anche se era prevedibile che i salari non si muovessero troppo rapidamente. I tagli fiscali, oltre che stimolare la domanda, possono incentivare gli investimenti e quindi aumentare la produttività. I governatori hanno idee molto diverse sul tema, anche se tutti sono concordi sugli effetti positivi che i tagli alle imposte possono avere sulla crescita.

Si è parlato anche della nuova politica protezionistica di Trump e molti governatori hanno paura che questa possa influenzare negativamente la crescita economica. Nelle grandi istituzioni finanziarie non risultano essere stati assunti rischi eccessivi, i capitali sono elevati, la liquidità è ampia e la consapevolezza circa i pericoli è maggiore rispetto al passato.

Powell ha concluso ribadendo la totale indipendenza della Banca Centrale dalla Casa Bianca: “Noi – sottolinea il presidente – non seguiamo il ciclo elettorale: guardiamo con attenzione alle nostre responsabilità, la massima occupazione e la stabilità dei prezzi”.

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