8 novembre 2018

Downgrade di Moody’s per le banche italiane

Negli ultimi giorni il downgrade di Moddy’s sull’Italia pone l’attenzione sulle azioni delle banche e sulle aziende partecipate dallo Stato.

E’ ancora incerta la linea scelta dagli investitori: in alcuni è prevalsa la sensazione di aver scampato un pericolo, essendo riusciti ad evitare il doppio declassamento, mentre altri temono per l’aumento del costo del finanziamento avvenuto in una sola settimana. Per alcuni istituti, inoltre, la riduzione (in una sola settimana) di un gradino nel rating ha reso più difficile accedere al mercato obbligazionario, soprattutto per quelle banche che vivono già una situazione di stress finanziario.

Secondo Moody’s, l’istituto che più risente del clima negativo in Italia è Carige: i suoi livelli di rating sono bassissimi ed inoltre in questi giorni deve emettere bond per un valore di 200 milioni, così da riequilibrare, entro la fine del 2018, i ratio patrimoniali, come richiesto dalla Bce.

Per tutti gli altri istituti, partendo dai gruppi maggiori come Intesa San Paolo ed Unicredit, il possibile declassamento da parte di Moody’s eviterà di creare problemi concreti nel breve termine, ma è una situazione che può essere tenuta sotto controllo solo per brevi periodi.

La maggiore preoccupazione dei banchieri, soprattutto nelle banche di dimensioni medio – piccole, riguarda la chiusura del mercato obbligazionario: se la liquidità tarda ad essere immessa in tempi veloci, il sistema finanziario rischia di avere problemi molto seri.

Tra giugno 2020 e il 2021, gli istituti italiani dovranno far fronte al rimborso dei 250 miliardi di liquidità presi in prestito dalla Bce e piano piano, nel 2019, dovranno iniziare ad emettere bond, come tutte le altre banche europee. Rispetto ai titoli di Stato, questi particolari bond sono riservati solo ad investitori istituzionali, i privati sono quindi esclusi.

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