4 settembre 2015

Banca Popolare di Vicenza: altri dati negativi

La Banca Popolare di Vicenza, ancora presieduta da Gianni Zonin, chiude il semestre con una perdita di oltre 1 miliardo di Euro ed è costretta ad effettuare un nuovo aumento di capitale da 1,5 miliardi di Euro.

Dopo le maxi-perdite e svalutazioni del 2014, dopo il taglio di quasi il 25% del valore delle azioni (non quotate), l’istituto di credito registra un altro dato negativo, servendo un’altra tegola ai suoi soci. In seguito agli accertamenti ispettivi della Bce, la banca vicentina chiude precisamente con un “rosso” di 1.053 miliardi di Euro.

Dai controlli è emerso che la banca ha erogato finanziamenti per 974,9 milioni ai propri clienti per fargli comprare le sue azioni. Fatto gravissimo, con pesanti ripercussioni sul patrimonio dello stesso istituto: infatti, è stata costretta ad iscrivere a bilancio una riserva indisponibile di 611,6 milioni di Euro e ad accantonare a fondi per rischi e oneri per 339,7 milioni di Euro. Dai controlli sono emersi, inoltre, altri profili di rischio connessi a posizioni specifiche per ulteriori 26,5 milioni. Per questo, su indicazione della Bce, la banca ha dovuto applicare un “filtro prudenziale”, riducendo di fatto i fondi propri di oltre 622 milioni di Euro.

Quanto alla perdita semestrale, è stata in buona parte determinata da nuove rettifiche di valore sui crediti per 703 milioni di Euro, rettifiche di valore sulle attività finanziarie disponibili per la vendita e sulle partecipazioni per altri 119 milioni, nuovi accantonamenti a fondi rischi e oneri per oltre 380 milioni e, infine, ulteriori rettifiche sugli avviamenti di Banca Popolare di Vicenza e di Banca Nuova per complessivi 268 milioni. Avviamenti che sono stati svalutati dell’81,5% del valore residuo.

Il  Common Equity Tier 1 è sceso al 6,81% dal 10,44% di fine 2014 e il Total capital ratio è precipitato al 7,63% dall’11,55%. A seguito di questo dovrà essere realizzato un aumento di capitale da 1,5 miliardi di Euro. A pagare sono stati invece i correntisti, cui erano state indebitamente addebitate spese e commissioni negli scorsi esercizi che in questo semestre la Popolare di Vicenza si è vista obbligata a restituire: a questo ed alla minor incidenza “della commissione di istruttoria veloce” si deve il crollo della voce “Altri proventi netti”, che è passata dai 28 milioni del 30 giugno 2014 ad un dato negativo di 104.000 Euro.

Ed a pagare il conto salato della gestione Zonin saranno presto anche i dipendenti: la banca “semplice e snella”, raccontata dal nuovo piano industriale, sarà infatti una banca con meno organico. Per la gestione degli esuberi, si prevede infatti l’apertura del confronto con le organizzazioni sindacali subito dopo l’approvazione del piano industriale. Detto questo, il problema principale all’orizzonte è quello di dare la banca in sposa a qualcuno. Cosa che, con ogni probabilità, si tradurrà in ulteriori tagli di organico e di ulteriore perdita di valore delle azioni, il quale è ancora fantasiosamente fissato all’astronomica cifra di 48 Euro per azione.

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