24 ottobre 2018

Alcune banche frodano il fisco in Europa per 55 miliardi

Attraverso un meccanismo di compravendita di azioni di società quotate sarebbero stati rubati al Fisco di vari paesi europei, in 15 anni, circa 55 miliardi di euro.

Un’indagine portata avanti in Germania, con l’ausilio della procura di Colonia e dei magistrati di Monaco e Francoforte, ha coinvolto decine di banche, broker, studi legali e società di revisione mettendole sotto accusa. Le transazioni su cui stanno indagando, circa un centinaio, sono riconducibili ad istituti di diversi paesi, tra i quali sembrerebbe esserci anche l’Italia, dove il Fisco avrebbe perso 4,5 miliardi di euro; per la Francia si calcola un danno per almeno 17 miliardi, per la Danimarca 1,7 miliardi e per il Belgio 201 milioni, mentre per quanto riguarda tutti gli altri paesi mancano ancora dati ufficiali.

La procedura fiscale sotto accusa è complessa: le attività riguardanti l’arbitraggio dei dividenti sono operazioni che hanno l’obiettivo di trasferire la proprietà delle azioni a terzi, almeno temporaneamente, così da diminuire le imposte pagate per la riscossione dei dividendi stessi. Il meccanismo si basa sulla restituzione dell’imposta sui guadagni sul capitale, applicata sui dividendi, anche se questa non è mai stata pagata.

La Germania sta portando avanti le sue indagini sui fondi d’investimento e sulle pensioni estere. Le compravendite, generalmente, vengono registrate qualche giorno lavorativo dopo essere state ordinate e, quindi, se il fondo d’investimento ordinava di comprare i titoli di una società poco prima dello stacco del dividendo, nel momento in cui riceveva le azioni era già stato fatto il pagamento e, di conseguenza, il valore delle azioni era già diminuito. Ma nel momento in cui il fondo d’investimento ordinava l’acquisto dei titoli, il valore delle azioni era quello del dividendo incorporato e, quindi, il venditore delle azioni doveva pagare il fondo d’investimento con un prezzo almeno uguale al dividendo. Al pagamento tramite compensazione erano applicate le medesime imposte previste per il dividendo in originale, ma l’onere di trattenere l’imposta sul guadagno spettava alla banca che vendeva titoli.

Era a questo punto che, secondo la procura di Colonia, c’era lo stratagemma: se l’istituto aveva un domicilio fuori dalla Germania non aveva l’obbligo di applicare le ritenute fiscali, ma il fondo d’investimento dell’istituto che aveva comprato le azioni e ricevuto il pagamento era comunque autorizzato a rilasciare un certificato che attestava che erano state pagate al Fisco tedesco le deduzioni e, con questo certificato, le autorità fiscali della Germania potevano chiedere di essere rimborsate di un’imposta mai di fatto pagata.

Lo scorso giugno, la procura di Colonia ha iniziato un’indagine sull’istituto Santander, che avrebbe avuto un ruolo importante nel mettere in atto strategie volte a indurre il Governo a pagare rimborsi fiscali non dovuti e i procuratori di Francoforte hanno da poco formalizzato le accuse contro Berger e altri cinque ex dipendenti di Unicredit. Secondo Colonia, è stato un ex ispettore delle imposte tedesco, Berger, a ideare questo complesso sistema; lo stesso ha dichiarato che gli istituti hanno usato uno stratagemma assolutamente legale, anche se indubbiamente molto furbo.

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