3 luglio 2015

Addio al fondo patrimoniale ed alle donazioni: cancellata la tutela della casa

Il 27 giugno 2015 è entrato in vigore il D.l. 83/2015, che introduce importanti novità in materia di espropriazione di beni oggetto di vincoli di indisponibilità o di alienazioni a titolo gratuito (art. 2929 bis c.C.).

Ma è meglio prima fare un passo indietro: prima del 27 giugno 2015, la costituzione di un fondo patrimoniale e le donazioni rappresentavano negozi giuridici veri e validi, con piena efficacia tra le parti. Il creditore che si sentiva pregiudicato nelle proprie ragioni da uno di questi atti di cessione dei beni del debitore, doveva agire tramite la cosiddetta azione revocatoria, ossia, poteva chiedere al giudie di rendere inefficace l’atto, a patto che riuscisse a dimostrare l’intento fraudolento del debitore e la consapevolezza dell’eventuale terzo.

il creditore che si senta pregiudicato, nelle proprie ragioni, da un atto di cessione dei beni del debitore (quindi anche la donazione o la costituzione di un fondo patrimoniale o di un trust) potrà far prevalere il proprio pignoramento senza bisogno di ottenere una sentenza del giudice che revochi l’atto stesso (cosiddetta revocatoria).

Ma procediamo con ordine per capire meglio cosa è successo sotto gli occhi di tutti, senza che, però, si potesse inzialmente percepire l’effettiva portata della nuova norma.

– See more at: http://www.laleggepertutti.it/92163_addio-fondo-patrimoniale-tutela-della-casa-familiare-cancellata#sthash.o80jhhIp.dpuf

il creditore che si senta pregiudicato, nelle proprie ragioni, da un atto di cessione dei beni del debitore (quindi anche la donazione o la costituzione di un fondo patrimoniale o di un trust) potrà far prevalere il proprio pignoramento senza bisogno di ottenere una sentenza del giudice che revochi l’atto stesso (cosiddetta revocatoria).

Ma procediamo con ordine per capire meglio cosa è successo sotto gli occhi di tutti, senza che, però, si potesse inzialmente percepire l’effettiva portata della nuova norma.

 

La revocatoria

Fino a ieri, chiunque vendeva un bene, lo donava, costituiva un trust o un fondo patrimoniale, entro i cinque anni successivi all’atto stesso era soggetto alla cosiddetta azione revocatoria: in pratica, il creditore, azionando un’apposita causa in tribunale, poteva rendere inefficace l’atto stesso, ma a condizione che dimostrasse al giudice l’intento fraudolento del debitore (e la consapevolezza del terzo acquirente). In buona sostanza, solo all’esito di un giudizio, peraltro piuttosto articolato, volto a verificare lo scopo malizioso del debitore, l’atto di cessione poteva dirsi “revocato” e, quindi, inefficace.

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il creditore che si senta pregiudicato, nelle proprie ragioni, da un atto di cessione dei beni del debitore (quindi anche la donazione o la costituzione di un fondo patrimoniale o di un trust) potrà far prevalere il proprio pignoramento senza bisogno di ottenere una sentenza del giudice che revochi l’atto stesso (cosiddetta revocatoria).

Ma procediamo con ordine per capire meglio cosa è successo sotto gli occhi di tutti, senza che, però, si potesse inzialmente percepire l’effettiva portata della nuova norma.

 

La revocatoria

Fino a ieri, chiunque vendeva un bene, lo donava, costituiva un trust o un fondo patrimoniale, entro i cinque anni successivi all’atto stesso era soggetto alla cosiddetta azione revocatoria: in pratica, il creditore, azionando un’apposita causa in tribunale, poteva rendere inefficace l’atto stesso, ma a condizione che dimostrasse al giudice l’intento fraudolento del debitore (e la consapevolezza del terzo acquirente). In buona sostanza, solo all’esito di un giudizio, peraltro piuttosto articolato, volto a verificare lo scopo malizioso del debitore, l’atto di cessione poteva dirsi “revocato” e, quindi, inefficace.

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Ma procediamo con ordine per capire meglio cosa è successo sotto gli occhi di tutti, senza che, però, si potesse inzialmente percepire l’effettiva portata della nuova norma.

 

La revocatoria

Fino a ieri, chiunque vendeva un bene, lo donava, costituiva un trust o un fondo patrimoniale, entro i cinque anni successivi all’atto stesso era soggetto alla cosiddetta azione revocatoria: in pratica, il creditore, azionando un’apposita causa in tribunale, poteva rendere inefficace l’atto stesso, ma a condizione che dimostrasse al giudice l’intento fraudolento del debitore (e la consapevolezza del terzo acquirente). In buona sostanza, solo all’esito di un giudizio, peraltro piuttosto articolato, volto a verificare lo scopo malizioso del debitore, l’atto di cessione poteva dirsi “revocato” e, quindi, inefficace.

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il creditore che si senta pregiudicato, nelle proprie ragioni, da un atto di cessione dei beni del debitore (quindi anche la donazione o la costituzione di un fondo patrimoniale o di un trust) potrà far prevalere il proprio pignoramento senza bisogno di ottenere una sentenza del giudice che revochi l’atto stesso (cosiddetta revocatoria).

Ma procediamo con ordine per capire meglio cosa è successo sotto gli occhi di tutti, senza che, però, si potesse inzialmente percepire l’effettiva portata della nuova norma.

 

La revocatoria

Fino a ieri, chiunque vendeva un bene, lo donava, costituiva un trust o un fondo patrimoniale, entro i cinque anni successivi all’atto stesso era soggetto alla cosiddetta azione revocatoria: in pratica, il creditore, azionando un’apposita causa in tribunale, poteva rendere inefficace l’atto stesso, ma a condizione che dimostrasse al giudice l’intento fraudolento del debitore (e la consapevolezza del terzo acquirente). In buona sostanza, solo all’esito di un giudizio, peraltro piuttosto articolato, volto a verificare lo scopo malizioso del debitore, l’atto di cessione poteva dirsi “revocato” e, quindi, inefficace.

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Ora la situazione è completamente cambiata. Il creditore, per il solo fatto che ritenga di essere pregiudicato da una donazione o da un fondo patrimoniale, può iniziare l’esecuzione forzata senza alcun permesso da parte del Giudice. Le uniche condizioni sono che il credito sia sorto prima della costituzione del fondo patrimoniale o dell’atto di donazione e che il creditore trascriva il pignoramento entro un anno dalla data di trascrizione dell’atto stesso.

Il rischio per il debitore è che, qualora il giudice dovesse emettere sentenza di rigetto delle ragioni del creditore, la sua casa sia ormai già stata venduta all’asta. Si introduce, di fatto, una specie di presunzione che tali atti vengono stipulati in frode al creditore. Inoltre, per il debitore (ed anche il terzo in caso di donazione) che vuole agire in giudizio per la difesa dei propri beni, può solo opporsi all’esecuzione ed, in aggiunta, subirà l’inversione dell’onere della prova, ossia dovrà dimostrare, cosa assai difficile, che la donazione o la costituzione del fondo patrimoniale non avevano lo scopo di frodare il creditore.

La conseguenza è la perdita di efficacia di tali atti, che sono pertanto ormai da considerarsi come “sospesi” fino al termine dell’anno dalla loro trascrizione.

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